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Esce giovedì 9 il romanzo di Carlo Vulpio sull’artista (Chiarelettere). Il 10 viene presentato al Salone di Torino. Ne scrive l’attore Flavio Bucci, che interpretò il personaggio in tv



di Flavio Bucci, Corriere della Sera, 6/5/2019


Quando nel 1977 Salvatore Nocita mi chiese di interpretare Antonio Ligabue non avrei mai pensato che sarebbe accaduto tutto questo. Premi, fama, successo e un legame così profondo con il pittore di Gualtieri che dura ormai da più di quarant’anni.Kit pompa aumento pressione acqua EBARA autoclave silenziosa cisterna pozzo Da quel momento il grande pubblico mi accosta sempre e inevitabilmente a lui e ancora oggi, in tour con il mio nuovo spettacolo E pensare che ero partito così bene, non c’è uno spettatore che non mi associ a lui e non mi ringrazi per quella interpretazione, che io più volgarmente chiamo esperienza. Sì, per me, far rivivere Antonio Ligabue non è stata soltanto un’interpretazione. E’ stata un’esperienza, sicuramente in assoluto la più faticosa, sia per le lunghissime sedute di trucco, ore e ore interminabili, due fasi di invecchiamento, sia per il complicato rapporto con il regista Salvatore Nocita.
Come ho raccontato a Carlo Vulpio, autore di questo bellissimo e singolare romanzo Il genio infelice (Chiarelettere) sull’artista e sull’uomo Antonio Ligabue, Nocita era un sergente di ferro, un rompiballe incredibile, uno che mi faceva girare una scena anche sette volte, una cosa che per me, abituato a lavorare con registi come Elio Petri, era inconcepibile. KIT POMPA PER LAGHETTO ASKOLL POWER JET 350 FONTANA E CASCATAPetri una scena la girava una volta sola, al massimo due, anche se dopo aver provato tutto il giorno, e quando c’era qualche incertezza o una perplessità mi diceva semplicemente: «A Fla’, fa un po’ come cazzo te pare». Con Nocita invece non era così e quindi accadeva che spesso mi arrabbiavo e abbandonavo il set dove stavamo girando. Me ne andavo per giorni e lo costringevo ad aspettare il mio ritorno per ricominciare le riprese.
La vera fatica però è stata entrare nel personaggio che dovevo interpretare, o far entrare lui dentro di me. Ligabue era un uomo complesso, singolare, diverso, difficile, considerato pazzo. E a me i pazzi diciamo che mi vengono bene. Dico sempre che se non avessi fatto l’attore sarei finito anche io in manicomio. Interpretare pazzi per me è stato terapeutico e ha funzionato meglio di mille pillole o di cento sedute dall’analista.Kit professionale striscia led rgb IP67 cromoterapia doccia bagno turco 12v
Quanti pazzi ho interpretato, dai personaggi di Shakespeare e di Pirandello ad Aksentij Popriščin, protagonista del Diario di un pazzo di Nikolaj Gogol’. Ma questi erano tutti personaggi frutto della fantasia. Con Antonio Ligabue invece è stata la prima e unica volta in cui ho lavorato su un personaggio realmente vissuto. KIT PROTEZIONE DECESPUGLIATORE GAMBALI + CUFFIE + TESTINA TERMINETOR + VISIERAAttraverso Ligabue ho capito che ogni essere umano che voglia lasciare traccia del suo modo di essere, può farlo soltanto dando spazio alla sua parte artistica. E così ho cercato di fare in quel fortunatissimo sceneggiato.
KIT PULIZIA NEWPLAST 3 IN UNO cod. 4033 ASTA+TUBO GALLEGGIANTE+TESTA ASPIRAFONDO Mi sono interrogato molte volte sul perché io abbia accettato ed interpretato quasi sempre personaggi borderline e oggi, a quasi 72 anni, la risposta che mi do è questa: l’uomo è andato dappertutto, la tecnologia continua ad avanzare, si può andare su altri mondi, scoprire pianeti sconosciuti, conoscere i segreti dell’universo, andare dentro la materia all’infinito, ma c’è un posto che non potrà mai essere completamente accessibile, il cervello. Questa è la grandezza dell’essere umano. «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ce ne sono in tutte le fantasticherie della tua filosofia», diceva Amleto, ed è questa la fortuna di chi interpreta personaggi simili, di chi fa teatro.
Tutto questo l’ho ritrovato e rivissuto ne Il genio infelice, di cui Carlo Vulpio è venuto a parlarmi a gennaio, mentre ero impegnato nell’ultima replica del mio spettacolo al teatro Belli di Roma, dove ho deciso di tornare dopo molti anni. E’ stato bello tornare a casa, lì dove ho cominciato, dal mio amico Antonio Salina. Sono arrivato in teatro tre ore prima. Era molto tempo che non andavo in teatro con così largo anticipo e mi è venuto in mente un aneddoto molto simpatico. Quando recitavo il Diario di un pazzo andavo in teatro tutti i giorni, anche quattro ore prima, e tutti gli addetti ai lavori – direttori, organizzatori, maestranze – pensavano quale grande professionista fossi per questo mio presentarmi in teatro tutti i giorni con ore di anticipo. Ma la verità, che non ho mai raccontato a nessuno, è che io ci andavo così presto nella speranza di poter trovare una scusa, anche banale, pur di non fare lo spettacolo, tanto era lo stress fisico e mentale di cui ero preda. Così, anche quel pomeriggio di una fredda domenica di gennaio, arrivato in teatro con molto anticipo, ho pensato di trovare una scusa per non fare lo spettacolo.
Poi nel mio camerino è entrato Carlo e abbiamo iniziato a parlare. Mi ha raccontato del suo progetto di un libro su Ligabue e mi ha subito convinto. Mi ha colpito molto la sua passione per quello che stava scrivendo e per come lo stava facendo, per le domande che mi poneva, per come anche lui era «entrato» dentro Ligabue. Mi ha anche chiesto se volessi scrivere qualcosa una volta terminato il suo libro e io gli ho risposto che non sono uno scrittore né un giornalista, e che certamente sarebbe stato inusuale che un attore scrivesse di un personaggio che ha interpretato. Ma l’idea era singolare e molto divertente. Lo farò, gli ho detto, solo se il libro mi piacerà, altrimenti non te la prendere. In realtà, avevo accettato di farlo già in quel momento, e con entusiasmo, poiché quella conversazione mi aveva assorbito al punto da farmi dimenticare di cercare una scusa per non fare lo spettacolo, e infatti sono andato in scena.
KIT recharge éponges & 28 paniers à planter plantes graines solution nutritive E Quando ho letto il libro, mi sono reso conto per la prima volta di ciò che per decenni mi era sfuggito. Mi sono reso conto della diversità tra me e Ligabue.Kit RLW con 15 m tubo AP La mia memoria, la mia vita, le persone intorno a me, la critica e anche il pubblico hanno associato la mia figura a quella di Ligabue, la mia vita alla sua, quasi convincendomi che le nostre vite fossero molto simili.
Il genio infelice, lo ripeto, è un libro molto bello e molto preciso e mi ha fatto «vedere» anche una parte della storia d’Italia attraverso gli occhi di Ligabue. Ma io a differenza di Ligabue non sono né infelice né un genio, come dice il titolo del libro. A 72 anni sono ancora qui, a divertirmi sul palco, al ristorante, con i colleghi, con gli amici, e questo non è poco. Nel libro, Ligabue ripete spesso: «A me non mi vuole nessuno». A me, invece, dopo aver interpretato Ligabue, mi volevano tutti. Produttori e registi mi avrebbero clonato, se avessero potuto. Antonio ha fatto una vita da solitario, mentre io in teatro, e grazie a lui anche in queste righe, sto ancora raccontando la mia. Non ho vissuto una vita solitaria. Ho fatto altri errori, questo sì, ma ho avuto anche tre figli, maschi, e due mogli, femmine. Gioie che la vita, purtroppo, ha negato al genio infelice.
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Audaci imprese / Al secolo Massimo De Caro, sui social Max Fox. Professione: fino al 2012 direttore della Biblioteca dei Girolamini a Napoli. In realtà: trafugatore di duemilaseicento volumi e falsario. Uno storico indaga



Lui è stato un ladro di libri, un vero e proprio malato di libri antichi, oltre che un geniale falsario, e per questo «amore superiore dei libri» si è giocato tutto. E ha perso. Alla fine della sua spericolata partita di poker però non ha ribaltato il tavolo, non se l’è presa con il destino cinico e baro, ma ha accettato la sconfitta e si è autodenunciato, e poteva non farlo, «anche per ulteriori reati che difficilmente – è scritto nella sentenza di condanna – sarebbero stati disvelati in assenza delle sue dichiarazioni».Kit Set 3 vasi porta vaso in Polyrattan intrecciato effetto vimini rattan Una volta in galera sembra essersi redento, anche in conseguenza del fortissimo senso di colpa per la morte di crepacuore di suo padre, e ha cercato di riscattarsi, laureandosi in Scienze storiche e occupandosi della indegna vita carceraria dei detenuti, che subito gli hanno voluto bene.
Lui si chiama Massimo De Caro e per alcuni anni fino al 2012 è stato direttore della Biblioteca dei Girolamini di Napoli. Arrestato per aver trafugato 2600 preziosissimi volumi, ha anche confessato di esser stato l’abile ladro di libri antichi in altre biblioteche eccellentissime, da Montecassino al Vaticano, e di aver ingannato il mondo intero con uno scanner, riproducendo da casa sua l’opera Sidereus Nuncius di Galileo Galilei, copia falsa che ha ingannato persino Horst Bredekamp, uno dei massimi esperti mondiali di Galileo.
Figlio di due sindacalisti comunisti, boy scout, iscritto alla Fgci, poi portaborse di un parlamentare del Pds, carabiniere di leva, nulla lasciava pensare che De Caro potesse diventare il giovane spregiudicato, lo scalatore sociale, KIT TRASMISSIONE DI RICAMBIO PER ROBOT DOLPHIN MAYTRONICS DYNAMIC PLUSil traffichino amico di tutti, forte degli agganci i più inimmaginabili, dai cardinali più vicini al Papa al bibliofilo e senatore Marcello Dell’Utri, dall’allora ministro degli Esteri e vicepremier Massimo D’Alema al magnate russo delle energie rinnovabili Viktor Vekselberg.
Noto sui social con il nickname Max Fox – Fox come il giovane rampante Bud Fox del film Wall Street – la sua vicenda ha affascinato Sergio Luzzatto, docente di Storia moderna all’Università di Torino, non solo per la sua bibliofilia patologica, o per gli esiti giudiziari riguardanti i furti di libri, ma perché questo De Caro, per la sua smania di arrivare e la sua voglia di affermazione, assomiglia un po’ a Julien Sorel di Stendhal, un po’ a L’impostore di Javier Cercas e un po’ a L’avversario di Emmanuel Carrère, ma soprattutto, come afferma lo stesso Luzzatto in Max Fox o le relazioni pericolose (Einaudi, 311 pagine, 20 euro), perché la irresistibile ascesa di De Caro «mi dà da pensare, mi spinge a interrogarmi su quanto sta dietro alle dinamiche della storia, o ai casi della vita».
Il libro di Luzzatto è un gran bel libro. C’è l’affabulazione dello scrittore, c’è la scrupolosa attenzione dello storico per le fonti, c’è la curiosità e lo spirito critico del giornalista. Luzzatto non prende parte, non fa alcun ritratto apologetico, alla Arsenio Lupin, di De Caro; ma nemmeno si accanisce su un uomo in carcere, come quel giudice che a De Caro non consente di andare al funerale del padre come qualunque figlio deve poter fare, ma gli concede un’autorizzazione con il cronometro; o come quell’altro giudice che quando De Caro, in permesso, per una banale distrazione paga la spesa al supermercato 19 euro anziché 60, lo condanna senza indugio per la sua «condotta predatoria» e l’«elevata proclività a delinquere». Quasi che Max Fox, dopo essersi dato da fare come vicepresidente di una società del signor Vekselberg per aprirgli le porte della Puglia «grazie a normative regionali particolarmente accoglienti per gli impianti eolici e fotovoltaici», scrive puntuto Luzzatto, avesse bisogno di occultare lo scontrino o comportarsi da idiota per farsi notare.
KIT-AQ-BLU - Kit sensore di umidità e sistema di controllo ACQUABLU Ma nemmeno si accontenta, Luzzatto,Klarstein Barney • 3-in-1 Barbecue • Grill Elettrico • Smoker (w9e) della spiegazione tutta politologica della madre di Max Fox, che in una accorata lettera aperta, incolpa la «fascinazione del berlusconismo rampante» per la deviazione della vita del figlio dall’orbita giusta, o il «ventennio» berlusconiano, come se per la metà del tempo di quel ventennio non abbiano governato anche gli altri.
Invece, «quanto sta dietro alle dinamiche della storia» è qualcosa di più, qualcosa che le sentenze da sole non possono spiegare e che attiene all’animo umano, al vissuto di ognuno, e che per Max Fox potrebbe assomigliare a un complesso di inferiorità da sublimare in uno di superiorità: vi faccio vedere, io che per voi non sono nessuno, quanto sono bravo a falsificare un libro raro di Galileo. KMH® Grande baule per giocattoli, su ruote, in legno di pino massiccio (R5w)Max Fox, sostiene Bredekamp, lo studioso che ci è cascato, «non ha agito per soldi, ma per una spinta ludica, per il bisogno profondo di farsi scoprire». Questo, per i libri antichi di Napoli. Per l’eolico di Puglia invece, un affare da 60 milioni, «c’è un processo a Milano che si trascina da anni ed è ancora in corso nel 2018», scrive Luzzatto, e sembra di capire che per i Max Fox e i Julien Sorel in genere si fa prima.


Carlo Vulpio, la Lettura, 24/3/2019